quarta-feira, 8 de abril de 2009

TERREMOTO IN ABRUZZO

TERREMOTO IN ABRUZZO
COME UN LEGO IN MILLE PEZZI
IL DISASTRO VISTO DAL CIELO

Getti lo sguardo sui tetti fiammanti, sulle infrastruture, lo stadio, le scuole, i giardinetti e vorresti tirare un respiro di sollievo: L'Aquila non è la cartolina di una tragedia vista da qui, dall'alto. Ma poi l'elicottero del Corpo forestale si abassa, si avvicina a quei tetti, alle case, alle strade, alle chiese e allora l'angoscia ti acchiappa le viscere e ancora non sai che questi crolli e queste crepe saranno soltanto un assaggio di quanto ti aspetta in questo volo sopra il terramoto.

All'Aquila il sisma ha colpito in maniera selettiva. Come se uno psicopatico con un martello in mano avesse deciso di picchiare ora qui, ora lì, ora quel palazzo, ora quella chiesa (almeno quattro o cinque), ora quell'edificio, tanti quelli venuti giù nel centro storico.

Già, il centro storico: prima di volare via in direzione dell'epicentro del disastro abruzzese, il pilota si ferma a fissare quel cumulo di macerie nel centro dell'Aquila. Lì sotto è morto anche Luigi Giugno e suamoglie Giovanna incinta e il loro figlio Francesco, nemmeno due anni. Luigi era uno delle circa centocinquanta vittime di questo maledetto terremoto. Di quelle che si è riusciti a contare fino ad ora, perlomeno.

Dall'Aquila a Paganica in elicottero c'è giusto il tempo di scrivere tre parole su un taccuino. E arrivati a Paganica provi a crederci che quei palazzi del centro ridotti in briciole neanche fossero biscottini, e poi le macerie accumulate tutte intorno, siano il peggio che tipossa capitare di vedere. Ma la verità è che l'elicottero non ha ancora sorvolato Onna.

Oggi , a guardarla da cielo, Onna sembra una gigantesca costruzione di pezzetti di Lego presa a calci da un bambino impazzito. Adesso l'angoscia che all'Aquila ha acchiappato le viscere le sta masticando con la fog di un dobermann inferocito. Adesso si vorrebbe scendere da questo bell'elicottero del Corpo forestale e stabilire che così è possibile uscire da quello che altro non è statose non un incubo. Che tutto quello che si è visto fino ad ora sonostati davvero plastici di città. Davvero costruzioni del Lego. Davvero castelli i carta. Giochi, nient'altro.

Alessandra Arachi, in Corriere della Sera, Martedì 7 aprile 2009


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