segunda-feira, 23 de março de 2009
quarta-feira, 11 de março de 2009
Racconto "Oggi passerò l'esame"
Racconto “Oggi passerò l’esame”
Lorenzo è uno studente di Lettere. Oggi ha un esame di Letteratura Italiana e per la terza volta intenta a superarlo. Stavolta è meglio preparato e ha studiato bene i suoi appunti.
Lorenzo esce dalla casa, prende il motorino, e va alla facoltà. Gli piace molto andare cosi quando fa bel tempo.
Dopo andare via sulla strada, osserva una ragazza molto carina, veramente bella, diciamo, a fianco, aspettando ad un semaforo. La guarda, parla con lei, e le chiede se anche lei va all’università come lui. La ragazza risponde di sì, e il nostro studente è già molto curioso.
All’università Lorenzo osserva che la bella ragazza è la dotoressa Antonella Luciani, assistente della professoressa Levi, con cui inizierà l’esame.
La dottoressa Antonella, la ragazza del motorino, sorride al giovane con complicità. Lorenzo crede che questa volta l’esame andrà benissimo e tornerà felice a casa sua.
José M. Lança (Italiano – Livello 2)
Racconto - “Oggi passerò l’esame”
Di solito, alla vigília di un esame, Lorenzo non può dormire. L’esame di oggi è diventato un brutto sogno, perché l’ha già fatto due volte senza superarlo. Ma stavolta si è preparato bene. L’esame comincia alle ore 9.00, ma alle 7.00 Lorenzo si è già alzato e dopo il bagno, va in cucina dove incontra suo padre. Il padre lo guarda con quella espressione di chi non crede più che suo figlio riuscirà a laurearsi in corso. E in più, che una laurea in Lettere non porterà Lorenzo lontano. Lui voleva che Lorenzo studiasse Giurisprudenza come lui e così potrebbe prendere il suo posto nel suo studio e avere un lavoro assicurato.
Sua madre entra anche in cucina e gli desidera buona fortuna, come di solito, prima di un esame. Lorenzo la rassicura dicendo che oggi va a passarlo e il padre gli grida dalla porta che vada piano in motorino.
Fa bel tempo e Lorenzo può andare alla facoltà in motorino. Siccome ha tempo, va a fare un giro per le strade con meno traffico.
Ad un semaforo Lorenzo aspetta vicino ad una Vespa blu che è guidata da una ragazza. La ragazza sembra carina e quando si rende conto che Lorenzo la guarda, anche lei lo guarda, ma come a dire “che vuoi?”. In quel momento Lorenzo capisce che lei è veramente una propria bellezza, ma una bellezza diversa da tutte le ragazze che lui conosce. Forse una bellezza più... adulta.
Quando il semaforo cambia, la ragazza prende la prima strada a destra e, per un attimo, Lorenzo è tentato di seguirla, finalmente però si decide per un’altra strada. Entra nel centro storico dove le strade strette portano alla zona unversitaria e con una grande sorpresa incontra ad un altro semaforo rosso la Vespa blu. Nuovamente si mette accanto, sebbene cerche di non guardare la ragazza. Ma adesso è lei che lo guarda veramente arrabiata.
“Te l’assicuro. Non ti ho seguita!!! Benché anche io dovessi andare a destra, ho preso un’altra strada a sinistra. Ti chiedo scusa, ma io...”, dice Lorenzo.
La ragazza lo guarda ancora per un momento e poi comincia a ridere. Anche Lorenzo ride e le domanda se anche lei va all’università. Quando lei risponde affermativamente, Lorenzo dice che lui studia Lettere e che ha un esame di Letteratura Moderna. La ragazza lo guarda sorpresa, sorride, ma non dice più niente.
“Non dirmi che anche tu hai lo stesso esame!”, esclama Lorenzo.
“Beh..., diciamo di sì.”
“Allora ci vediamo lì. Io mi chiamo...”
Ma un automobilista che aspetta dietro di loro gli grida che partono perché il semaforo è già verde. Lorenzo parte allo stesso tempo mentre grida il suo nome alla ragazza:
“Lorenzo! Mi chiamo Lorenzo!”
“Cosa??”, grida la ragazza, ma non può udirlo con il rumore e la confusione del traffico.
Quando arrivano al parcheggio dell’università, Lorenzo parla:
“Ti dicevo al semaforo... Lorenzo, mi chiamo Lorenzo.”
“Antonella”, dice la ragazza con un sorriso. Lorenzo guarda i suoi capelli lunghi e scurissimi, il sorriso luminoso e gli occhi, quegli occhi... e teme di essersi già innamorato di lei. Ma Antonella sembra un po’ imbarazzata parlando con lui.
“A che anno sei?”, le chiede Lorenzo, non solo per dire qualcosa, ma per rimanere con lei.
“Ehm... diciamo che sono fuori corso. Molto fuori corso”, risponde Antonella con lo stesso sorriso imbarazzato.
“Ah, io sono...”
“Scusa, Lorenzo, ma prima dell’ esame bisogno andare in biblioteca. Ci vediamo all’esame, d’accordo?”
“Sì, d’accordo, ciao...”, ma Antonella è già partita. “Forse abbia un ragazzo”, si dice Lorenzo con tristezza.
Desideria Barrado (Italiano – Livello 2)
Di solito, alla vigília di un esame, Lorenzo non può dormire. L’esame di oggi è diventato un brutto sogno, perché l’ha già fatto due volte senza superarlo. Ma stavolta si è preparato bene. L’esame comincia alle ore 9.00, ma alle 7.00 Lorenzo si è già alzato e dopo il bagno, va in cucina dove incontra suo padre. Il padre lo guarda con quella espressione di chi non crede più che suo figlio riuscirà a laurearsi in corso. E in più, che una laurea in Lettere non porterà Lorenzo lontano. Lui voleva che Lorenzo studiasse Giurisprudenza come lui e così potrebbe prendere il suo posto nel suo studio e avere un lavoro assicurato.
Sua madre entra anche in cucina e gli desidera buona fortuna, come di solito, prima di un esame. Lorenzo la rassicura dicendo che oggi va a passarlo e il padre gli grida dalla porta che vada piano in motorino.
Fa bel tempo e Lorenzo può andare alla facoltà in motorino. Siccome ha tempo, va a fare un giro per le strade con meno traffico.
Ad un semaforo Lorenzo aspetta vicino ad una Vespa blu che è guidata da una ragazza. La ragazza sembra carina e quando si rende conto che Lorenzo la guarda, anche lei lo guarda, ma come a dire “che vuoi?”. In quel momento Lorenzo capisce che lei è veramente una propria bellezza, ma una bellezza diversa da tutte le ragazze che lui conosce. Forse una bellezza più... adulta.
Quando il semaforo cambia, la ragazza prende la prima strada a destra e, per un attimo, Lorenzo è tentato di seguirla, finalmente però si decide per un’altra strada. Entra nel centro storico dove le strade strette portano alla zona unversitaria e con una grande sorpresa incontra ad un altro semaforo rosso la Vespa blu. Nuovamente si mette accanto, sebbene cerche di non guardare la ragazza. Ma adesso è lei che lo guarda veramente arrabiata.
“Te l’assicuro. Non ti ho seguita!!! Benché anche io dovessi andare a destra, ho preso un’altra strada a sinistra. Ti chiedo scusa, ma io...”, dice Lorenzo.
La ragazza lo guarda ancora per un momento e poi comincia a ridere. Anche Lorenzo ride e le domanda se anche lei va all’università. Quando lei risponde affermativamente, Lorenzo dice che lui studia Lettere e che ha un esame di Letteratura Moderna. La ragazza lo guarda sorpresa, sorride, ma non dice più niente.
“Non dirmi che anche tu hai lo stesso esame!”, esclama Lorenzo.
“Beh..., diciamo di sì.”
“Allora ci vediamo lì. Io mi chiamo...”
Ma un automobilista che aspetta dietro di loro gli grida che partono perché il semaforo è già verde. Lorenzo parte allo stesso tempo mentre grida il suo nome alla ragazza:
“Lorenzo! Mi chiamo Lorenzo!”
“Cosa??”, grida la ragazza, ma non può udirlo con il rumore e la confusione del traffico.
Quando arrivano al parcheggio dell’università, Lorenzo parla:
“Ti dicevo al semaforo... Lorenzo, mi chiamo Lorenzo.”
“Antonella”, dice la ragazza con un sorriso. Lorenzo guarda i suoi capelli lunghi e scurissimi, il sorriso luminoso e gli occhi, quegli occhi... e teme di essersi già innamorato di lei. Ma Antonella sembra un po’ imbarazzata parlando con lui.
“A che anno sei?”, le chiede Lorenzo, non solo per dire qualcosa, ma per rimanere con lei.
“Ehm... diciamo che sono fuori corso. Molto fuori corso”, risponde Antonella con lo stesso sorriso imbarazzato.
“Ah, io sono...”
“Scusa, Lorenzo, ma prima dell’ esame bisogno andare in biblioteca. Ci vediamo all’esame, d’accordo?”
“Sì, d’accordo, ciao...”, ma Antonella è già partita. “Forse abbia un ragazzo”, si dice Lorenzo con tristezza.
Desideria Barrado (Italiano – Livello 2)
quinta-feira, 5 de março de 2009
quarta-feira, 4 de março de 2009
Le lettere d'amore - Roberto Vecchioni
Fernando Pessoa chiese gli occhiali
e si addormentò
e quelli che scrivevano per lui
lo lasciarono solo
finalmente solo...
Così la pioggia obliqua di Lisbona
lo abbandonò
e finalmente la finì di fingere fogli
di fare male ai fogli...
E la finì di mascherarsi dietro a tanti nomi
dimenticando Ophelia
per cercare un senso che non c'è
e alla fine chiederle:
"Scusa se ho lasciato le tue mani,
ma io dovevo solo scrivere, scrivere
e scrivere di me..."
E le lettere d'amore,
le lettere d'amore
fanno solo ridere;
le lettere d'amore
non sarebbero d'amore
se non facessero ridere;
anch'io scrivevo un tempo lettere d'amore
anch'io facevo ridere;
le lettere d'amore, quando c'è l'amore,
per forza fanno ridere.
E costruì
un delirante universo senza amore
dove tutte le cose
hanno stanchezza di esistere
e spalancato dolore.
Ma gli sfuggì che il senso delle stelle
non è quello di u uomo,
e si rivide nella pena di quel brillare inutile,
di quel brillare lontano...
E capì tardi che dentro
quel negoziodi tabaccheria
c'era più vita di quanta ce ne fosse
in tutta la sua poesia;
e che invece di continuare a tormentarsi
con un mondo assurdo
basterebbe toccare il corpo di una donna,
rispondere a uno sguardo...
E scrivere d'amore,
e scrivere d'amore
anche se si fa ridere
anche quando la guardì,
anche mentre la perdì
quello che conta è scrivere;
e non aver paura
non aver mai paura
di essere ridicoli;
solo chi non ha scritto mai
lettere d'amore
fa veramente ridere.
Le lettere d'amore,
le lettere d'amore,
di un amore invisibile;
le lettere d'amore
che avevo cominciato
magari senza accorgermi;
le lettere d'amore
che avevo immaginato,
ma mifacevan ridere
magare fossi in tempo,
se avessi ancora il tempo
per potertele scrivere...
e si addormentò
e quelli che scrivevano per lui
lo lasciarono solo
finalmente solo...
Così la pioggia obliqua di Lisbona
lo abbandonò
e finalmente la finì di fingere fogli
di fare male ai fogli...
E la finì di mascherarsi dietro a tanti nomi
dimenticando Ophelia
per cercare un senso che non c'è
e alla fine chiederle:
"Scusa se ho lasciato le tue mani,
ma io dovevo solo scrivere, scrivere
e scrivere di me..."
E le lettere d'amore,
le lettere d'amore
fanno solo ridere;
le lettere d'amore
non sarebbero d'amore
se non facessero ridere;
anch'io scrivevo un tempo lettere d'amore
anch'io facevo ridere;
le lettere d'amore, quando c'è l'amore,
per forza fanno ridere.
E costruì
un delirante universo senza amore
dove tutte le cose
hanno stanchezza di esistere
e spalancato dolore.
Ma gli sfuggì che il senso delle stelle
non è quello di u uomo,
e si rivide nella pena di quel brillare inutile,
di quel brillare lontano...
E capì tardi che dentro
quel negoziodi tabaccheria
c'era più vita di quanta ce ne fosse
in tutta la sua poesia;
e che invece di continuare a tormentarsi
con un mondo assurdo
basterebbe toccare il corpo di una donna,
rispondere a uno sguardo...
E scrivere d'amore,
e scrivere d'amore
anche se si fa ridere
anche quando la guardì,
anche mentre la perdì
quello che conta è scrivere;
e non aver paura
non aver mai paura
di essere ridicoli;
solo chi non ha scritto mai
lettere d'amore
fa veramente ridere.
Le lettere d'amore,
le lettere d'amore,
di un amore invisibile;
le lettere d'amore
che avevo cominciato
magari senza accorgermi;
le lettere d'amore
che avevo immaginato,
ma mifacevan ridere
magare fossi in tempo,
se avessi ancora il tempo
per potertele scrivere...
terça-feira, 3 de março de 2009
Gente di Mare - Umberto Tozzi
A noi che siamo gente di pianura
navigatori esperti di città
il mare ci fa sempre un po' paura
per quell'idea di troppa libertà.
Eppure abbiamo il sale nei capelli
del mare abbiamo le profondità
e donne infrddolite negli scialli
che aspettano che cosa non si sa.
Gente di mare
che se ne va
dove gli pare
dove non sa.
Gente che muore
di nostalgia
ma quando torna
dopo ungiorno muore
per la voglia di andare via.
E quando ci fermiamo sulla riva
lo sguardo all'orizzonte se ne va
potandoci i pensieri alla deriva
per quell'idea di troppa libertà.
Gente di mare
che se ne va
dove gli pare
dove non sa.
Gente corsara che non c'è più
gente lontana che porta nel cuore
questo grande fratello blu.
Al di là del mare
c'è qualcuno che
c'è qualcuno che non sa
niente di te.
Gente di mare
che se ne va
dove gli pare
dove non sa.
Noi prigionieri in questa città
viviamo sempre di oggi e di ieri
inchiodati dalla realtà...
e la gente di mare va.
Gente di mare
che se ne va
dove gli pare
dove non sa.
Noi prigionieri in questa città
viviamo sempre di oggi e di ieri
inchiodati dalla realtà...
e la gente di mare va.
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