quarta-feira, 16 de junho de 2010

COSTA D'AVORIO-PORTOGALLO 0-0


Una sola vera occasione nel match di Port Elisabeth, che fa registrare il ritorno in campo di Droghba a dieci giorni dalla frattura al bracio destro. Africani più intraprendenti: di Gervinho gli spunti migliori.

Il palo di Cristiano Ronaldo e il ritorno in campo di Didier Droghba, a dieci gironi dall'intervento sciagurato di Tanaka costato la frattura del braccio destro. Sono queste le due immagini più importanti dello 0-0 tra Costa d'Avorio e Portogallo, primo incontro del gruppo G del Mondiale. La sfida più affascinante di giornata, quella che sulla carta avrebbe dovuto designare la rivale più accreditata del Brasile in questo girone, finisce dunque senza un verdetto chiaro. Molta voglia, ma nessun gol.
Zozoka in diffesa - A differenza di Robben per l'Olanda e Pirlo per l'Italia, tra gli Ivoriani Droghba comincia la partita dalla panchina sapendo di poter essere chiamato in causa da un momento all'altro. Detto che la stella del Chelsea è un classico esempio di giocatore insostituibilie, le soluzioni offensive non mancano al tecnico svedese, che inizialmente si presenta con il trio d'attacco Dindane-Gervinho-Kalou. La mossa a sorpresa è l'arretramento di Zokora in difesa, nel ruolo di centrale che il centrocampista del Siviglia ha già conosciuto più volte in carriera. Nessuna sorpresa, invece, nello schieramento portoghese: come annunciato alla vigilia, nella linea di mezzepunte dietro a Liedson c'è Danny, che prende posto a sinistra mandando in panchina Simão.
La Partita si accende in fretta: ci pensa Cristiano Ronaldo, che si accentra e prova a sfruttare a proprio vantaggio le misteriose traiettorie del pallone scelto per il Mondiale. Jabulani o non jabulani, il fenomeno di Madeira esplode un destro di rara potenza, che Barry vedrebbe insaccarsi alle sue spalle, se il palo non lo respingesse. Sembra il preludio a un primo tempo ricco di occasioni, invece non se ne vedranno altre fino all'intervallo. Gli Elefanti reagiscono, vanno al tiro in un paio di circostanze e tengono alti i ritmi, per non esporsi al pericoloso palleggio degli avversari. Da parte sua, la nazionale di Queiroz non fa molto per scoprirsi: Deco non accende la luce e così la sfida resta più intensa che spettacolare.
La ripresa inizia nel segno degli ivoriani, che creano qualche apprensione a Eduardo soprattutto con gli spunti di un vivacissimo Gervinho, insidioso col sinistro e di testa. Queiroz prova a scuotere la sua squadra buttando nella mischia Simão e Tiago, ma non ottiene moltissimo. Ben più significativo, anche da un punto di vista simbolico, l'ingresso in campo di Draghba, a cui Eriksson concede l'ultimo quarto di gara. Il finale non regala particolari emozioni, sebbene le due sqaudre provino a superarsi fino alla fine. E così, al triplice fischio di Larrionda, si torna negli spogliatoi con un nulla di fatto. I giochi per la qualificazione agli ottavi restano apertissimi.

(Stefano Cantalupi - "La Gazzetta dello Sport")

domingo, 13 de junho de 2010

COME SARÀ IL TEMPO TRA VENT'ANNI?


Come sarà il tempo tra vent'anni?

Chi lo sa? Oggi, qualcuno così ottimista come io, può vedere nuvoloni neri nell'orizzonte prossimo. Per cominciare, abbiamo il problema del riscaldamento globale. Ogni giorno leggiamo, oppure sentiamo, notizie sui disastri naturali e le previsioni non potrebbero essere più pessimiste. La mancanza d'acqua sarà senza dubbio causa di innumeri conflitti e, ancora peggio, migliaia di persone nei paesi poveri saranno sempre le solite vittime.
Se parliamo delle nuove tecnologie, la nostra intimità non sarà mai la stessa. Vivremo nello stato del "Grande Fratello" ( e questo non mi piace affato!!!).
Forse le scienzie medice ci porteranno la soluzione per i nostri problemi come il concro e altre malattie degenerative.
E comunque rimarrà sempre l'amore, affinché la vita possa continuare.
Finalmente, vent'anni non sono nessuna eternità. Che sarà, sarà...

Desi Barrado - Italiano (Livello Intermedio)

IL MIO RAPPORTO CON IL TEMPO


Penso spesso che il tempo non mi basti mai per completare tutto quello che voglio fare ogni giorno, ma quando mi rendo conto che sono troppo in fretta e anche stressata, cerco di ricordare che, in verità, solo il presente esiste e divento più calma e più soddisfatta con la mia vita.

Filomena Martins - Italiano (Livello Intermedio)

EROS RAMAZZOTTI


Eros Luciano Walter Ramazzotti Molina è nato il 28 ottobre 1963. Quando aveva 8 anni, ha ricevuto la sua prima chtarra e quando aveva 18 anni ha partecipato nella gara "Voci Nuove di Castrocaro". Nel 1996 ha vinto il premio MTV Europa per il miglior artista italiano.
Eros ha già fatto duetti con alcuni dei migliori artisti del mondo, come per esempio, Cher, Tina Turner, Andrea Boccelli, Anastasia e Luciano Pavarotti.
È stato sposato con la modello e atrice Michelle Hunziker e hanno avuto una figlia che si chiama Aurora.
Lui ha anche dedicato una canzone a sua figlia che è stato un grande successo della canzone italiana.

Vera Albuquerque - Italiano (Livello 1)

IL DIALETTO PIÙ DIFFUSO È IL FRIULANO, IL PIÙ RARO IL CATALANO

Il dialetto più diffuso è il friulano, parlato da oltre 700.000 persone mentre, il più raro è il catalano con cui comunicano circa 15.000 cittadini quasi tutti residenti nella zona di Alghero.
Le lingue, i dialetti e gli idiomi usati sul territorio nazionale da oltre 1.600.000 persone (circa il 3% della popolazione) da oggi sono tutelati e valorizzati. Nel secolo delle comunicazioni di massa e dei linguaggi omologati, il dialetto infatti sembra essersi preso la sua rivincita.
Questa la mappa delle minoranze linguistiche e dei loro idiomi: al sud dominano incontrastate le comunità albanesi, localizzate soprattutto in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Sicilia, Campania, Molise e Puglia che, dopo la provincia di Bolzano, sono le più folte comunità italiane di idioma non neolatino. L'albanese è parlato da almeno 100.000 persone.
Esistono poi le comunità grecofone stanziate in Puglia, soprattutto in provincia di Lecce, e in Calabria, nella zona di Reggio. Le persone che parlano il greco in Italia sono circa 20.000. In Sardegna invece, la minoranza linguistica dominante è quella catalana, ma si parlano anche dialetti come il nuorese, il logudorese, il barbaricino e il gallurese.
Ma delle dodici comunità che popolano l'Italia del "sommerso linguistico" la maggior parte risiede al Nord.
Oltre quella friulana, stanziata in Friuli e in Veneto, quella ladina è una delle più importanti. I ladini (circa 30.000) risiedono nelle province di Belluno, Bolzano e Trento e parlano il ladino, la lingua indoeuropea affine al friulano e al romancio (quarta lingua della Confederazione elvetica). Una delle comunità più popolose (circa 200.000 persone) è poi quella provenzale. È stanziata in Piemonte, nelle province di Cuneo e Torino, in Liguria, nella zona di Imperia, e in Calabria, intorno a Cosenza.
La parlata franco-provenzale, affine al francese, con la quale comunicano almeno 90.000 persone, è invece diffusa in Piemonte, Valle d'Aosta e Puglia (Foggia).
Sempre al nord vivono poi altre due minoranze linguistiche: quella slavofona e quella tedescofona.
La prima, di oltre 75.000 persone, è concentrata a Trieste e ha una piccola appendice di circa 4000 unità nel Molise. Sono 290.000 invece i tedescofoni e vivono in Trentino Alto Adige, Friuli e Veneto.
Di questi almeno 270.000 risiedono a Bolzano.

(Il Resto del Carlino)

domingo, 18 de abril de 2010